Arte e Cultura

Chiesa di San Domenico Maggiore Napoli


La Chiesa di San Domenico Maggiore, fondata nel 1231, inglobata nellattuale assetto parte dalla più antica San Michele Arcangelo a Morfina, datata al X secolo e allora officiata dai monaci brasiliani e successivamente dai benedettini.
La costruzione della basilica è databile al Regno Angioino, quando per volontà del Re Carlo II iniziò ledificazione che si protrasse fino al 1324.
Un terremoto e un incendio nel XV ed il XVI secolo danneggiarono gravemente la Chiesa, successivamente, nel 1670 il nuovo gusto Barocco si impose sul più antico Gotico: Cosimo Fanzago fu interpellato per progettare laltare maggiore mentre il soffitto fu coperto da cassonetti e le pareti furono rivestite da stucchi dorati.
Nel 700 Domenico Antonio Vaccaio ridisegnò il pavimento, furono aggiunte balaustre di marmo e posti i cancelli di ottone alle cappelle laterali, fu collocato lattuale organo, conclusa labside e sistemata la sagrestia.
Nell800 infine vi furono ulteriori trasformazioni al soffitto, le finestre furono decorate da vetri colorati, e si ribasso la zona presbiteriale.
Allesterno la parte absidale della Chiesa domina la grande piazza.
Qui si aprono lingresso sottostante laltare e la scalinata ed il portale cinquecentesco, costruito al tempo di Alfonso dAragona.
Gli unici elementi riconoscibili di gusto Gotico sono nel portale di stile ogivale su Vico San Domenico, uno dei più belli di Napoli nella decorazione marmorea, e labside poligonale tipica delle Chiese Angioine napoletane.
La Chiesa presenta una pianta a croce latina a tre navate con cappelle laterali, transetto e abside.

LA NAVATA CENTRALE
Ha il soffitto a cassonetti; lungo le pareti, entro 12 medaglioni sono ritratti santi domenicani.

LA NAVATA DESTRA
A lato della controfacciata si apre la rinascimentale Cappella Salluzzo, fondata dai Carafa nel 1508.
La prima cappella conserva il Sepolcro di Bartolomeo Brancaccio, opera di un seguace di Tino da Camaino e un piccolo affresco datato al XV secolo, raffigurante la Madonna dellUmiltà, traccia della primitiva decorazione della Chiesa.
La cappella successiva fu interamente affrescata dal romano Pietro Cavallini fra il 1308 e il 1309: il rigore geometrico delle architetture limpasto luminoso caratterizzano le storie di San Pietro e SantAndrea, della Maddalena, di San Giovanni Evangelista e la Crocifissione.
Superata la terza cappella che ospita un austero crocifisso cinquecentesco, nella quarta vi sono un Battesimo di Gesù dipinto da Marco Pino databile al 1564 e una Ascensione dipinta allinizio del 1600 dal fiammingo Teodoro dErrico.
Segue la cappella con la lapide graffiata di Costanza Dentice opera della bottega di Tino di Camaino.
Dalla sesta, decorata con affreschi cinque-secenteschi, si entra nel Cappellone del Crocefisso.
Qui, sullaltare, vi era il crocefisso (oggi cè una riproduzione) dal quale secondo la tradizione Cristo parlò a san Tommaso raccolto in preghiera.
La cappella è uno scrigno di scultura napoletana tra il XV e il XVI secolo.
Il Sepolcro di Ferdinando Carafa è attribuito a Giovanni da Nola, quelli di Caterinella Orsini e Mariano dAlagno al lombardo Tommaso Malvisto che, tra laltro, eseguì con Giacomo della Pila e Domenico Gagini il Sarcofago di Diomede Carafa.
A sinistra del Cappellone sono riconoscibili due archi, resti dellantica Chiesa Gotica, pertinenti le Cappelle Carafa di Ruvo e del Doce.
In entrambe i monumenti funerari furono eseguiti dal Malvisto in collaborazione con Giovanni da Nola; nella prima vi è il Presepe Ligneo di Pietro Belverte, per la seconda Raffaello dipinse la Madonna del Pesce oggi a Madrid.
Uscendo nella settima dagli affreschi trecenteschi, vi sono le tombe della famiglia di San Tommaso dAquino.
Si raggiunge quindi la Nova Sacrestia.
Lambiente di gusto tardo Barocco, fu progettato da G.B. Nauclerio: nella volta il luminoso affresco con Il Trionfo della Fede sulleresia ad opera dei Domenicani eseguito da Francesco Solimena nel 1709, alle pareti stigli di radica di noce al di sopra dei quali corre una lunga balconata con baldacchino dove sono conservate le 45 Arche dei Re aragonesi e dei dignitari del Regno.
Queste costituiscono lunica testimonianza delle sepolture lignee esistenti nelle Chiese nel XV e XVI secolo ed eliminate per volontà papale nel 1568.
Oggi, dopo importanti interventi di restauro, i tessuti trovati nelle arche purtroppo più volte violate e saccheggiate sono esposte nella attigua sala del Tesoro.
Le raffinate Robe, damascate o in broccato, i Giubboni, le aderentissime Calzebrache dotate di un cappuccetto per coprire le zone impudiche spesso sapientemente evidenziate da sagomature imbottite i Barconi, gli ampi Tabarri, le Gonnelle, le Camicie e i Copricapo dei Sovrani e dei dignitari sono custoditi negli armadi lignei accanto agli arredi, alla serie di panni ricamati donati al Monastero nel 1799 e ai paramenti sacri.
Tornando alla Chiesa, dal transetto destro si entra nel nucleo di San Michele Arcangelo a Morfina: dellantica Chiesa sono riconoscibili alcuni ambienti coperti a crociera con costoloni in tufo, intervallati da un arco ogivale.
Il presbiterio presenta ai lati quattro cappelle; labside poligonale accoglie il coro ligneo e lorgano, entrambi compiuti nel 700.
Laltare e le cattedre ai lati sono recintati da una balaustra in marmi commessi, la cui sistemazione fu ultimata da Cosimo Fanzago.
Tra le due cappelle del transetto sinistro, ricco di opere scultoree, vi è il Sepolcro di Filippo dAngiò opera di Tino di Camaino e aiuti e quello di Rinaldo del Doce che reca la firma di T. Malvisto e Giovanni da Nola.
In questo braccio della Chiesa erano conservati due dipinti oggi al Museo di Capodimonte: si tratta della Flagellazione di Caravaggio e dellAnnunciazione di Tiziano.

LA NAVATA SINISTRA
Proseguendo verso lingresso principale si incontra la Cappella della Madonna della Neve dallomonimo altare con statue con la Madonna col Bambino fra San Giovanni Battista e San Matteo eseguito da Giovanni da Nola nel 1536; a lato destro si trova il busto bronzeo del poeta G.B. Marino.
Superando la seconda cappella, che accoglie il Sepolcro di Leonardo Tomacelli, eseguito dal Malvisto, si arriva alla terzultima cappella in cui spicca una dolce Madonna con Bambino opera della bottega del senese Tino di Camaino, una statua del Battista e il Sepolcro di Bernardino Rota, entrambe di Girolamo dAuria.
Il monumento racchiude le raffigurazioni dellarte e della natura e le personificazioni dellArno e del Tevere, simboli della lingua italiana e latina in cui componeva il poeta.
Dalla successiva con il Sepolcro di Antonio Carafa detto il Malizia per la sua abilità nelle trattative politichesi giunge allultima cappella, dalle forme Barocche, della Madonna di Zì Andrea.
Questa deve il suo nome alla statua lignea della Madonna del Rosario fatta scolpire per volontà del frate Andrea dAuria, infine, raggiunto lingresso della cappella, a sinistra vi è la cinquecentesca Cappella Muscettola.
Il Convento fu per secoli sede dello Studio, listituzione fondata da Federico II dalla quale ebbe origine lattuale Università.
San Tommaso dAquino (la cui cella è visitabile previa richiesta ai padri), vi insegnò teologia.
Fra i più insigni alunni si ricordano lumanista Gioviano Pontano e il filosofo Giordano Bruno.
Gli antichi ambienti occupati dallo Studio oggi sono sede di confraternite.
Quella del Sacramento, fondata nel 1628, conserva sullaltare una tela con La Visione di Fra Giovanni dAltamura di Massimo Stanzione, quella del Rosario conserva una tela di Fabrizio Santafede.
Nel seicentesco Chiostro delle Statue vi sono sculture provenienti dalla distrutta Chiesa di San Sebastiano. (Raffaella Mafia)

Indirizzo
Napoli, Piazza San Domenico Maggiore 8

Come arrivare dall'Hotel
Dalla Stazione di Piazza Amedeo proseguire con la metropolitana della linea 2, direzione Gianturco, e scendere a Piazza Cavour (seconda fermata). Da Piazza Cavour imboccare Via Santa Maria di Costantinopoli arrivando fino all'incrocio con Via Benedetto Croce; proseguire, girando a sinistra, per circa 200 metri.


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