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Arte e Cultura

Reggia di Capodimonte - Napoli


La Reggia sulla collina di Capodimonte fu costruita per volere del Re di Napoli Carlo Borbone, su una vasta area verde affacciata sul suggestivo panorama del Golfo della città, tra Vesuvio, collina di San Martino e Posillipo, come residenza di Caccia e sede museale delle inestimabili raccolte d’arte e antichità ereditate dalla madre Elisabetta Farnese.
I lavori, avviati nel 1738, su progetto e sotto la direzione dell’ingegnere palermitano Giovanni Antonio Mediano, proseguirono per più di un secolo e il progetto - inizialmente elaborato dal Mediano - che prevedeva la costruzione di un vasto edificio a pianta rettangolare (170 metri in lunghezza e 87 metri sul lato minore), con un ammezzato e appena due piani oltre ai sottotetti (30 metri di altezza) – fu successivamente portato avanti, con numerose modifiche e interventi, dall’architetto Ferdinando Fuga.
Ne è venuto fuori un edificio longitudinalmente imponente, con la successione in asse di tre ampi cortili porticati e intercomunicanti, aperti verso l’esterno con ampi fornici.
Le facciate, in rigoroso stile Dorico e di misurato gusto neocinquecentesco, sono ritmate da forti elementi architettonici in piperno grigio che contrastano sapientemente con il rosso napoletano delle pareti intonacate.
Gli interni sono costituiti dall’Appartamento Reale e da una serie interminabile di saloni destinati ad attività di rappresentanza, allestiti con dipinti, per lo più della Collezione Borbonica e della Collezione Farnesiana e, poi, sculture, arredi e raffinati oggetti di arti decorative del XVIII - XIX secolo.
Nel 1743, per la sistemazione a parco e giardini dei terreni adiacenti la Reggia in costruzione, vennero avviati gli interventi progettati dall’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice, che prevedevano la realizzazione di un impianto scenografico di chiara impostazione Barocca, ricco di statue di marmo e suggestivi effetti prospettici, tracciati all’interno della fitta vegetazione.
Al Sanfelice fu commissionata anche la progettazione di un piccolo edificio nel bosco, nel quale collocare la “Real Fabbrica delle Porcellane” detta appunto di Capodimonte.
I lavori di ultimazione della Reggia, per difficoltà tecniche e di approvvigionamento dei materiali, proseguirono a rilento, ciò nonostante, già alla metà del ‘700, un ristretto pubblico di personaggi illustri, viaggiatori ed artisti stranieri aveva potuto visitare al Real Museo di Capodimonte, la Collezione Farnesiana di Parma, Piacenza e Roma, esposta nella prima ala completata del palazzo.
Durante il decennio francese, 1806-1815, i Sovrani napoleonici Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat scelsero la Reggia come loro residenza abituale di Corte, come testimoniano i raffinati e sontuosi arredi in stile Impero e le preziose suppellettili e decorazioni fatti venire direttamente da Parigi.
Con l’Unità d’Italia, la Reggia di Capodimonte nel 1860 passò ai Savoia, senza che mutasse la sua funzione prettamente residenziale.
Tuttavia, fu riordinata nelle sue collezioni, e sotto la direzione di Annibale Sacco, si arricchì di nuovi dipinti e raffinati arredi di Corte trasferiti dai siti ex-borbonici.
Tra questi, il magnifico “Boudoir”, in porcellana policrome di Capodimonte - realizzato per la Regina Maria Amalia di Sassonia da Giuseppe Gricci alla metà del ‘700, per la Reggia di Portici - che disvela le raffinate soluzioni decorative nel gusto delle "cineserie", ispirate ai modelli francesi di Watteau e Boucher.
Nel 1864, fu anche ripreso e realizzato un precedente progetto borbonico per la costituzione di una “Galleria d’Arte Moderna”, formata da dipinti di pittori contemporanei e da tele accademiche di artisti del primo ‘800, prevalentemente napoletani.
A conflitto mondiale risolto, fu avviato un riordinamento complessivo dei Musei napoletani e l’obiettivo di restituire la Reggia di Capodimonte alla sua funzione museale, fu conseguito - dopo consistenti lavori di ristrutturazione - solo nel 1957, quando vi furono ritrasferite le collezioni di dipinti ed oggetti di epoca medioevale e moderna, raccolte di antichità pompeiane ed ercolanesi, dell’allora “Real Museo Borbonico” (oggi Museo Archeologico Nazionale), e fu finalmente aperta al pubblico la nuova struttura museale intitolata “Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte”. (Simona Virgilio)

Museo Nazionale di Capodimonte


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